15 Dicembre 2025

L’ascolto come leva di leadership

In un contesto in cui tutto si muove veloce — obiettivi, priorità, richieste — la capacità di ascolto empatico diventa una leva di leadership fondamentale. Proprio nei momenti di maggiore pressione, l’ascolto è una delle competenze più potenti per chi guida persone o lavora in relazione con i clienti.

Ascoltare davvero non significa semplicemente “sentire ciò che l’altro dice”, ma creare spazio perché l’altro possa esprimersi, comprendendo anche ciò che non viene detto. È un gesto di attenzione, ma anche di leadership.

Nel lavoro dei consulenti e dei manager di rete, l’ascolto è ciò che permette di capire il cliente oltre il prodotto, il collaboratore oltre la performance, il collega oltre il ruolo.


L’ascolto empatico come competenza di leadership

Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, parlava di ascolto empatico: la capacità di sospendere il giudizio per comprendere davvero l’esperienza dell’altro.
Daniel Goleman, con il concetto di intelligenza emotiva, ha dimostrato che la leadership più efficace non è quella che impone, ma quella che sa sintonizzarsi con le persone, attraverso empatia e presenza.

Nelle reti commerciali, questa si traduce in una competenza chiave: la presenza relazionale. Un manager che ascolta davvero genera fiducia. Un consulente che ascolta davvero costruisce valore.

L’ascolto è il primo passo per ogni forma di influenza positiva: solo comprendendo i bisogni reali dell’altro possiamo orientare, motivare o aiutare a decidere. Su questo punto, consiglio un approfondimento in questo mio articolo di qualche tempo fa: Risoluzione dei conflitti attraverso la comunicazione non violenta.


Perché è così difficile ascoltare

Siamo abituati a interagire in modo veloce, con l’obiettivo di rispondere, convincere, spiegare. Ma ascoltare richiede rallentare, anche solo per qualche secondo, e questo spesso mette a disagio.
Nel mondo finanziario, poi, la competenza tecnica è così centrale che rischia di sovrastare quella relazionale: il rischio è di rispondere subito con la soluzione, senza lasciare spazio alla comprensione.

Eppure, i clienti e i collaboratori ricordano meno ciò che abbiamo detto e molto di più come li abbiamo fatti sentire ascoltati.


Come allenare l’ascolto empatico, nella pratica

Per allenare l'ascolto empatico non servono tecniche complesse. Bastano piccoli comportamenti coerenti, che con il tempo diventano abitudini di leadership.

  • Fai domande che aprono, non che chiudono.
    Al posto di “Hai capito?”, prova con “Come ti suona questa proposta?” o “Cosa ne pensi?”.
    Domande aperte stimolano riflessione, non difesa.
  • Riformula per capire davvero.
    “Mi stai dicendo che la tua preoccupazione è più sul tempo che sul risultato, giusto?”
    La riformulazione dimostra attenzione e riduce i malintesi.
  • Gestisci il silenzio.
    Dopo una risposta, attendi due o tre secondi prima di replicare. Spesso, è proprio quel breve spazio a permettere all’altro di aggiungere ciò che conta davvero.
  • Ascolta anche con il corpo.
    Il contatto visivo, una postura aperta e un cenno d’assenso comunicano presenza anche più delle parole.

Da dove iniziare

Prova un piccolo esperimento nella prossima riunione o colloquio con un collaboratore o un cliente: impegnati a parlare la metà del tempo e a fare una domanda in più del solito. È un modo semplice per spostare l’attenzione dal “dire” al “capire”.

Con il tempo, noterai che le persone intorno a te si aprono di più, portano idee, chiedono chiarimenti e si sentono valorizzate. È il segno che la fiducia si sta rafforzando.


Conclusione

Coltivare l'ascolto empatico è una scelta di leadership.
Significa decidere di creare uno spazio in cui le persone possano esprimersi, crescere e collaborare.
Per un consulente o un manager, è la base su cui costruire relazioni di fiducia e risultati duraturi.

👉 Se vuoi sviluppare uno stile di leadership basato sull’ascolto e sulla presenza, possiamo parlarne.

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