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Ci sono momenti in cui sai che qualcosa andrebbe detto.
Non è un dubbio. Non è un’ipotesi. È una sensazione chiara, che torna più volte: mentre lavori, mentre prepari una riunione, mentre pensi a una persona o a una situazione che non funziona come dovrebbe. Eppure continui a rimandare, non perché non sai cosa dire, ma perché sai che dirlo cambierà qualcosa. E questo, spesso, è il vero punto.
Molti manager non evitano le conversazioni difficili per mancanza di competenze. Le evitano per una ragione più semplice: prendere posizione espone.
Espone a una reazione. Espone al rischio di incrinare un equilibrio. Espone alla possibilità di non essere capiti.
Per questo, nel tempo, si sviluppano strategie che sembrano funzionare:
All’inizio sembrano soluzioni intelligenti, poi diventano abitudini, e lentamente succede qualcosa: il ruolo si indebolisce. Non in modo evidente, in modo progressivo.
Le persone iniziano a percepire meno chiarezza, le aspettative diventano più vaghe e le decisioni si spostano. In questo modo, il leader, senza accorgersene, smette di occupare davvero il proprio spazio.
C’è un punto che vale la pena tenere a mente: non prendere posizione non è neutralità. È una scelta.
Quando non dici qualcosa: stai lasciando che la situazione continui così, stai permettendo che altri interpretino, stai rinunciando a orientare ciò che accade. Questo ha un impatto, perché nei team il vuoto di chiarezza non resta mai vuoto, viene riempito da ipotesi, percezioni, dinamiche informali.
E spesso, da qualcuno che prende posizione al posto tuo, diventando il vero leader informale del gruppo.
Uno degli equivoci più diffusi riguarda proprio questo: molti manager associano la chiarezza alla durezza, come se dire le cose in modo diretto significasse essere rigidi, poco empatici o troppo netti. In realtà succede il contrario. La chiarezza, quando è ben costruita, è una forma di rispetto, perché rende esplicite le aspettative, evita interpretazioni e riduce la distanza tra le persone.
Non esiste un modo perfetto per affrontare queste situazioni, ma ci sono tre passaggi che aiutano molto.
Restare sui fatti è fondamentale. Non “non ti interessa il lavoro”, ma: “nelle ultime settimane queste attività non sono state portate a termine”. I fatti abbassano le difese, le interpretazioni le alzano.
Dire cosa succede non basta, è utile chiarire anche l’impatto sul team, sul risultato, sull’organizzazione del lavoro... Questo sposta la conversazione dal piano personale a quello professionale.
Molte conversazioni si fermano troppo presto: si dice il problema, ma non si costruisce il dopo.
La chiarezza vera arriva quando definisci cosa deve cambiare, come, entro quando. Non serve controllare tutto, serve orientare.
Ci sono molti aspetti della leadership che si possono apprendere con il tempo: competenze tecniche, strumenti, modelli... Ma c’è un punto in cui tutto questo non basta: è il momento in cui devi dire qualcosa che sai essere necessario. E decidi se farlo o meno. È lì che si vede davvero la leadership.
Non nella teoria, non nei modelli, ma nel modo in cui occupi il tuo ruolo quando diventa scomodo.
Molti manager sanno perfettamente cosa andrebbe detto, il punto è arrivarci nel modo giusto, perché queste conversazioni non sono solo tecniche ma sono molto spesso emotive.
Richiedono la chiarezza, la lucidità e la capacità di reggere la reazione dell’altro.
Il coaching aiuta proprio in questo: non fornisce frasi preconfezionate ma crea uno spazio in cui puoi fermarti, mettere ordine nei pensieri, chiarire cosa vuoi davvero e arrivare alla conversazione con una posizione più solida.
E quando la posizione è solida, anche le parole diventano più semplici.
Dire le cose quando serve non è sempre comodo, ma è parte del ruolo. Non farlo può sembrare più semplice nel breve periodo, ma nel tempo crea distanza, ambiguità e perdita di direzione. La chiarezza, invece, costruisce anche quando è scomoda. Perché nei team non è l’armonia a fare la differenza, è la qualità delle cose che si riescono a dire.
Mi chiamo Roberta Sala e affianco i professionisti delle reti finanziarie e assicurative quando è il momento di rafforzare il proprio ruolo e far crescere persone e risultati.