23 Aprile 2021

La fallacia dei costi irrecuperabili

Ovvero la difficoltà a rinunciare a una gratificazione al cui raggiungimento si è già dedicato, invano, un certo investimento. Sto parlando di investimenti economici, ma anche di tempo, di relazione, di impegno… E quindi ci ritroviamo a insistere, e a sostenere nuovi costi, nel perseguire un obiettivo forse irrealizzabile, perdendo la visione globale della situazione, percorrendo sempre le solite strade, vivendo nella nostra bolla.

Un esempio?

Ostinarsi a portare avanti un progetto a cui si è dedicato molto tempo e denaro, proseguire una relazione personale o lavorativa non più soddisfacente perché vi si è investito molto tempo e impegno.

Resto in questa azienda perché ci ho investito 20 anni, sono sempre stato bene, vedrai che è solo un momento di stanca e passerà (da 5 anni).

Sono convinto che questo mio metodo di raccolta è il più efficace ci ho messo un sacco di tempo a costruirlo e mi ha fatto vincere molti premi (a inizio carriera), vedrai che ora cambia la congiuntura e tornerà a funzionare.

Oppure continuo a sciare anche se c’è una nebbia che non mi vedo gli sci… ma ho comprato il giornaliero!

E via così… Declinatela voi per i vostri clienti e i loro investimenti.

Perché accade?

Alla base di tutto risiede il desiderio di evitare la presa di consapevolezza di aver commesso un errore e il non riconoscere l’errore come strumento di crescita e di evoluzione. O, ancora, confondere l’errore con la sconfitta personale. Ma se vedi solo la sconfitta, e non l’errore, non impari. E allora sì che l’errore assume solo un’accezione negativa. E poi ci mettiamo anche un pizzico della tanto classica resistenza al cambiamento.

E’ frustrante, è come se in quell’ambito spegnessimo consapevolmente il nostro libero arbitrio, immolandolo sull’altare della coerenza. E’ come costringersi a finire quel cibo solo perché si è ordinato e pagato, senza dare ascolto al nostro corpo che dice chiaramente di averne abbastanza.

Cambiare strada non significa essere incoerenti, ma significa essere nel momento e in ascolto di se stessi e del mondo esterno.

Come mitigare questo bias cognitivo?

Innanzitutto dissociando l’errore dal nostro valore personale. Abbiamo fatto un errore? Ne prendiamo consapevolezza, comprendiamo cosa avremmo potuto fare di diverso e il motivo che ci ha indotto in errore, lo lasciamo andare. Lo lasciamo andare. Abbiamo fatto uno sbaglio, non siamo sbagliati noi.

È poi necessario sforzarsi di non prendere in considerazione i costi già sostenuti, ma guardare al futuro, alle prospettive che ci si aprono al solo cambiare strada.

Occorre in prima battuta consapevolezza, per iniziare ad aprire gli occhi e a farsi domande. Ma non basta. Poi serve il coraggio (nel senso di cor habeo, avere cuore) di fare il primo passo con serenità.

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roberta

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