Questo mese ho avuto l'occasione di leggere il libro di James Clear "Piccole abitudini per grandi cambiamenti" edito da De Agostini. Tralascio appositamente il sottotitolo italiano (trasforma la tua vita ecc. ecc.) perché trovo svilenti per l'autore e fuorvianti per il lettore queste promesse insensate.

Ho trovato invece veramente utile la lettura del libro, sostanzialmente incentrato sul come aumentare la nostra predisposizione ad acquisire e mantenere "buone" abitudini e, viceversa, perdere quelle che per noi sono "cattive".

Una piccola premessa, a mio parere fondamentale. Le abitudini sono legate a doppio filo con la nostra identità. Le abitudini formano l'identità e l'identità forma le abitudini. Ciò significa che la prima domanda che ci dobbiamo porre quando riflettiamo sulle nostre abitudini è: "che tipo di persona voglio essere?". E' importante che le nostre abitudini siano guidate dai nostri valori, principi e identità, non dai risultati. Questo ci darà la forza di proseguire anche quando i risultati tarderanno ad arrivare o la volontà vacillerà. Il primo passo non è dunque il cosa o il come, ma è il chi.

Quindi, domandiamoci: la persona che voglio essere, che tipo di abitudini ha? Poi dimostriamo a noi stessi che possiamo essere quel tipo di persona, con tante piccole vittorie.

Vogliamo essere il tipo di persona che cura la propria salute e la propria immagine? Attiviamo abitudini come alzarsi presto al mattino, mangiare sano, fare movimento. Smettendo di chiederci quanti chili vogliamo perdere ed entro quando. Smettiamo abitudini che sono in contrasto con quello che vogliamo essere.

Vogliamo essere il tipo di genitore che dedica alla famiglia il tempo di cui ha bisogno? Inizia a prendere buone abitudini come riporre il telefono quando non strettamente necessario o darti orari lavorativi o inizia nuovi rituali come il gelato del martedì sera. Senza definire esattamente l'orario di inizio e fine, semplicemente cercando di aderire a quel modello di identità.

Penso che spostare il focus dai risultati immediati all'identità a cui vogliamo aderire riduca la frustrazione conseguente all'attesa dei risultati tangibili. (es. se sposto il focus dai chili in meno sulla bilancia al piacere di avere uno stile di vita salutare, raccoglierò subito i benefici della buona abitudine e la perdita dei chili sarà solo una piacevole conseguenza).

Le quattro direttrici

Per semplificare l'adozione o l'abbandono di buone e cattive abitudini, James Clear, coach e speaker, individua quattro direttrici da considerare:

evidenza vs invisibilità

attrattività vs sgradevolezza

facilità vs difficoltà

soddisfazione vs insoddisfazione

Vogliamo instaurare una nuova abitudine? Facciamo in modo che sia evidente, così non ci scorderemo, che sia attraente, per farci venire voglia, che sia facile, per toglierci delle scusanti, che sia soddisfacente, per lasciarci con il desiderio di rifarlo.

Vogliamo smettere una cattiva abitudine? Facciamo allora in modo che sia invisibile, per provare a scordarcene, che sia sgradevole, per farci passare la voglia, che sia difficile, per avere mille scuse per non farla, che sia insoddisfacente, per lasciarci con un brutto ricordo.

Alcuni suggerimenti:

Intenzione di implementazione: quando prendete un impegno, definite esattamente comportamento, orario e luogo. Es. se voglio essere il tipo di persona che ogni settimana va a camminare, dirò che il martedì dalle 14 alle 15 andrò al Parco Sempione a camminare.

Abitudini impilate: associate una nuova abitudine a una esistente, per renderla più evidente e facile --> dopo (abitudine esistente), io (nuova abitudine) - es. se voglio essere il tipo di persona che parla quotidianamente con i genitori anziani, ogni giorno, salito sul tram (abitudine esistente), telefono ai miei (nuova abitudine).

Raggruppamento delle tentazioni: sarà più facile trovare attraente un comportamento se possiamo fare una delle cose che preferiamo. Es. se voglio essere il tipo di professionista che chiama 3 clienti al giorno ma amo perdermi nei social media, dopo essere tornato da pranzo, chiamerò 3 clienti (necessario), dopo aver chiamato i clienti mi concedo 15 minuti sui social (desiderato).

Tenere traccia delle abitudini: tenere un piccolo diario di un'abitudine che si vuole acquisire, la rende evidente (l'ho scritto), attraente (posso spuntare di averlo fatto) e soddisfacente nel tempo (vedo che sono stato in grado di portare a compimento il mio proposito). Può essere un diario scritto, ma può essere efficace anche semplicemente spostare una graffetta da un barattolo all'altro quando facciamo qualcosa che ci siamo prefissi.

Non saltare mai due volte: è la seconda mancanza a rovinare il buon proposito, non la prima. Non succede nulla se per una volta non andiamo in palestra. E' la seconda volta che lo fa diventare un nuovo modo di fare.

Scegliete le abitudini più adatte a voi, non quelle più popolari. E' inutile scontrarsi ogni volta contro un muro. Adattare le abitudini alla nostra personalità ci garantisce più possibilità di successo. Se amiamo la carne, non ha senso scegliere di diventare vegetariani, scegliamo di acquistare da fonti sicure e riduciamone il consumo. Se amiamo stare all'aria aperta, non ha senso iscriversi a una palestra ma forse a un gruppo di cammino.

Nel prossimo articolo, a ottobre, vedremo nel dettaglio tutti i suggerimenti per creare una buona abitudine o per perderne una cattiva.

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roberta

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